Misterbianco e Catania

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Misterbianco, paese contadino nelle origini e nelle tradizioni, basava un tempo la sua economia principalmente sull’agricoltura, caratterizzata dalla produzione di grano, di arance e di uva.
Dagli anni sessanta, piccoli e grandi insediamenti industriali hanno consolidato lo sviluppo del settore del commercio, quello edilizio, della carta, metalmeccanico e chimico.
A partire dagli anni settanta, l’apertura della superstrada che collega Catania ad Adrano ha favorito l’insediamento di numerose ditte commerciali, tanto da determinare l’attuale configurazione della zona come importantissimo distretto territoriale a caratterizzazione avanzata nel settore commerciale e del largo consumo, con un notevole bacino di acquirenti provenienti anche dalle province limitrofe.
La tangenziale di Catania, che attraversa per intero il territorio comunale, ha confermato la posizione strategica di Misterbianco.
Il centro etneo è direttamente collegato alle principali vie di comunicazione su strada da e per l’intera Sicilia. Con l’aeroporto di “Fontanarossa” e attraverso l’asse dei servizi con il porto di Catania questi importanti assi viari rendono il territorio misterbianchese tra i più serviti dell’isola rispetto al trasporto delle merci.
Proprio per questa sua particolare posizione, al centro di importanti snodi viari Misterbianco è al centro dei percorsi economico-commerciali della Sicilia orientale.
La sua grande zona commerciale è seconda nel meridione solo a quella di Napoli.
Svariate e di pregio sono le attività artigianali, dalla lavorazione del ferro, alla ceramica, al marmo e alla pietra lavica.
Le imprese del territorio sono 3278, di cui 1242 commerciali e solo 392 agricole.
Il Buongiorno si vede dal mattino: una colazione di qualità con prodotti tipici e locali, dal sapore genuino

La storia di Catania è arricchita da molte leggende di cui quattro sono state rappresentate nei rispettivi lampioni di Piazza Università realizzati da Mimì Maria Lazzaro e Domenico Tudisco agli inizi del Novecento: Colapesce, i Fratelli Pii, Gammazita e Uzeda.

* Una delle leggende di Colapesce narra che egli era un giovane (Nicola il pesce) che poteva stare sott'acqua per molto tempo; non appena Federico II ne venne a conoscenza, lo sfidò a recuperare una coppa d'oro. Colapesce lo fece ed ottenne in premio la coppa. Il Re, allora, gli chiese di vedere cosa c'era sotto la Sicilia. Riemerso, Colapesce informò il Re del fatto che la Sicilia poggiava su tre colonne e che una di esse era consumata dal fuoco. Federico II gli chiese di portargli il fuoco ma Colapesce, tuffatosi nuovamente in mare, non riemerse mai più. Secondo la leggenda è ancora in fondo al mare e continua a reggere la colonna che stava per crollare.
* I fratelli Pii (Anfinomo ed Anapia) cercarono di salvare gli anziani genitori portandoli sulle proprie spalle durante un'eruzione dell'Etna; mentre stavano per essere travolti il fiume di lava si divise per volere degli dei e tutti si salvarono.
* Gammazita era una giovane virtuosa; di lei si invaghì un soldato francese, che fu rifiutato; un giorno Gammazita, recatasi da sola ad un pozzo, venne raggiunta dall'innamorato e, per non cedere alle sue richieste, si uccise gettandosi dentro la cavità.
* Uzeda è protagonista di una leggenda inventata agli inizi del Novecento: questo ragazzo di umili origini diventò cavaliere per la sua bravura e riuscì a sconfiggere gli Ursini, giganti saraceni che avrebbero dato il nome al Castello.

Esterno


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